Veduta aerea della Pineta di Ponente

Respiro a fondo il profumo di violette che permea l’aria: la Pineta in primavera è incantevole. Ricordo mio nonno che le raccoglieva per mia nonna: andava ogni anno a cercare le prime della stagione e poi non gliele faceva mancare mai. In questo periodo la natura si risveglia e dona gioia, soprattutto in una città così densamente urbanizzata e popolata come Viareggio. L’erba umida sotto gli alti alberi è piena di margherite, piscialletto, non ti scordar di me. La pineta è una vera oasi di pace, una tregua dall’asfalto e dal cemento circostanti.

Viareggio ne ha due: la Pineta di Levante, che è una riserva naturale, e quella di Ponente, che invece è un parco urbano. Quest’ultima, per la sua posizione centralissima e per la sua estensione in rapporto alla città, è una specie di piccolo Central Park. È attraversata da strade che la dividono in tre parti: il quadrilatero storico, che ne costituisce la porzione principale, si estende tra via Vespucci e via Marco Polo. La seconda sezione, detta a volte Pineta del Marco Polo, è un po’ più piccola e arriva fino a via Zara. Infine la terza è molto più piccola delle altre due e si estende alla spalle di Città Giardino fino al parcheggio scambiatore di via Fratti.

Oreste Paltrinieri, Ponticello sul fosso nella Pineta di Viareggio, Anni '40
Oreste Paltrinieri, Ponticello sul fosso nella Pineta di Viareggio, Anni ’40

L’origine delle pinete di Levante e Ponente è però la medesima e risale agli antichi boschi planiziali che coprivano tutto il litorale versiliese. Viareggio si trovava su un’area paludosa e malarica, ma costituiva l’unico porto della Repubblica di Lucca, motivo per il quale furono dedicati grandi sforzi nel corso dei secoli per la sua bonifica. Nel 1735, sentito il parere dell’ingegner Bernardino Zendrini, che aveva realizzato le Porte Vinciane sul Canale Burlamacca, e di altri esperti, si procedette al taglio di gran parte di questo bosco nella convinzione che ciò avrebbe portato alla scomparsa del morbo. In realtà il problema non fu risolto e inoltre l’abbattimento della selva rese difficile coltivare i terreni a causa della sabbia e della salsedine che il vento -non più schermato- portava dal mare.

Così già nel 1747 si decise di riforestare, ma questa volta al posto degli alberi originari (lecci, querce, ontani, frassini) furono seminati dei pini. Il motivo non è noto, ma probabilmente fu a causa della rapida crescita di questa pianta e al suo utilizzo nella cantieristica navale.

Sentiero in Pineta
Sentiero in Pineta

Quella che oggi conosciamo come Pineta di Ponente fu ampliata con nuove semine nel 1771, 1796 e 1804, mentre la Pineta di Levante venne impiantata nel 1755.

Nella prima metà del XIX secolo Viareggio diventò una località balneare. La sua magnifica pineta era già citata nei manuali dell’epoca come luogo dove poter passeggiare al riparo dalla calura. Nel corso di quel secolo la città conobbe un rapido sviluppo e la pineta arretrò di fronte all’espansione edilizia, sebbene fosse già evidente la necessità di mantenere un grande parco vicino al mare. Nel 1906 il settore storico compreso tra via Vespucci e via Marco Polo arrivò ai suoi limiti attuali.

Viale Capponi
Viale Capponi

Nel 1875 fu inaugurato il Viale Gino Capponi che parte con un grande ingresso monumentale da via Vespucci e attraversa la pineta parallelamente alla linea di costa. Nello stesso anno fu realizzata anche la Casina della Pineta, locale tuttora esistente al limite del parco in via Marco Polo, che fu usato originariamente anche come sede di soccorso rurale della Misericordia locale. Si ha memoria di un campo da tennis a ridosso di viale Capponi già dal 1896.

Pineta del Marco Polo negli anni '50
Pineta del Marco Polo negli anni ’50

Forse ancor più di oggi, agli inizi del XX secolo la Pineta di Ponente era meta di passeggiate, pic-nic, sport e feste popolari, come la tradizionale Festa delle Pisalanche. Costituiva inoltre una fonte di guadagno per il comune, attraverso la vendita del legname e dei pinoli. Nel 1921 vennero istituite le Guardie di Pineta, corpo composto da quattro uomini in uniforme per i quali nel 1924 venne realizzata una casermetta all’interno del parco, ora sede di un circolo che gestisce un bocciodromo. Ricordo con grande nostalgia quel luogo, con la sua piccola fontana e gli anziani che giocavano a carte. Anche mio nonno, come altri vecchi marinai in pensione, era solito frequentarlo.

La Pineta negli anni '30
La Pineta negli anni ’30

Sempre all’inizio del secolo vennero realizzati i primi chalet in legno e in muratura e, nel 1930 due Circoli del Tennis attivi ancora oggi, sui quali passeranno molti dei grandi nomi di questo sport fino agli anni ’70: Gianni Kucel (Cucelli), Dora Markus, Canepele, Rolando e Marcello Del Bello, Merlo, Pietrangeli, Sirola, Nastase, gli americani Trabet e Buchols, gli australiani Emerson e Fraser. I vincitori della coppa Davis del 1976 avevano tutti iniziato la loro carriera su questi campi: Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli.

Oltre al tennis, veniva praticata anche l’ippica fin da fine XIX secolo: al limite nord del settore storico infatti, dove ancora oggi c’è un’attività che noleggia pony e calessi (nota a Viareggio come ai cavallini), si trovava un ippodromo.

Torneo di tennis in Pineta
Torneo di tennis in Pineta

Nel 1935 viene proibita la caccia in pineta, essendo ormai divenuta troppo pericolosa a causa della notevole frequentazione del parco, ma ancora nel 1936 veniva concesso il diritto di pascolo temporaneo. Nel 1938 fu costruita una pista di pattinaggio (l’ex Pino sul Tetto), una nuova caserma per le guardie forestali (oggi sede della Casa delle Donne) e inaugurato -al posto dell’ippodromo storico- un grande teatro all’aperto intitolato a Giacomo Puccini, ma spesso chiamato Teatro del Péa (in onore del direttore Enrico Pea), che finirà abbandonato dopo la guerra e verrà purtroppo abbattuto nel 1962.

La pista di pattinaggio negli anni '60
La pista di pattinaggio negli anni ’60
Il costruendo teatro in Pineta nel 1938
Il costruendo teatro in Pineta nel 1938
Il teatro all'aperto Giacomo Puccini nel Dopoguerra
Il teatro all’aperto Giacomo Puccini nel Dopoguerra

Negli anni ’30 e ’40 erano ormai numerosi gli chalet, le piste da ballo e i noleggi di biciclette. Tra questi, figuravano già anche alcuni dei locali mitici della pineta: il Gatto Nero, famoso all’epoca per le sue serata danzanti e oggi invece noto per il Dirigibile Pippo che porta i deliziosi bomboloni fumanti, il Trocadero (oggi sala da ballo) e la Casina delle Rose, che in seguito diventerà il minigolf Pirata. Nell’immediato dopoguerra aumentarono le attrazioni temporanee come trenini, le giostre e le bancarelle alimentari, e il viale Capponi diventò quella specie di grande parco divertimento per bambini e famiglie che è oggi. Molto celebre in quegli anni era il Teatro dei Burattini, durato fino agli anni ’90, che richiamava grande folla in estate.

Il dirigibile Pippo del Gatto Nero
Il dirigibile Pippo del Gatto Nero
Autoscontro
Autoscontro
Giochi in Pineta
Giochi in Pineta
Il Trenino del Cuore
Il Trenino del Cuore
Noleggio bici e grilli
Noleggio bici e grilli
Noleggio carrozzelle
Noleggio carrozzelle

Negli anni ’50 fu anche realizzato il celeberrimo Laghetto dei Cigni, tanto amato da viareggini e turisti.

Il Laghetto dei Cigni negli anni '50
Il Laghetto dei Cigni negli anni ’50
Il Laghetto dei Cigni
Il Laghetto dei Cigni

Nel corso degli anni la pineta ha vissuto momenti di splendore, ma anche di declino, come ad esempio i gravi casi di spaccio e di criminalità degli ultimi anni. Moltissimi sono stati i progetti di potenziamento e rilancio, alcuni dei quali citati nel libro “Salviamo il nostro cuore verde Storia di una pineta” (Flavia Franceschini, Giovanni Levantini, Gabriella Maestri, Pezzini Editore, 1999). Addirittura fin dal 1938, quando venne progettata una grande fontana in marmi colorati, che però non fu mai realizzata. Purtroppo l’abitudine dei pic-nic sotto gli alberi del parco era scomparsa, ma per fortuna è tornata con gli stranieri. Nessuno o quasi si sdraia più nell’erba fresca con un asciugamano, come invece viene fatto nei parchi di tutto il mondo. Eppure la Pineta di Ponente non avrebbe molto da invidiare al blasonato verde pubblico inglese, se solo fosse gestita con la stessa cura e solerzia. I numerosi mercatini ed eventi, tra i quali la Notte Bianca che si svolge qui dal 2010, sono una speranza di un uso sempre più intenso e positivo di questa importante area cittadina.

Ho moltissimi ricordi su questo grande parco: le corse in bicicletta, i giochi, i compleanni, le partite di pallone. Ricordo bene le passeggiate, mia nonna che mi portava al mare, io che cercavo le rane nei fossi. Tutto era bello e perfetto. Ogni volta che torno a Viareggio, se posso, mi immergo nel verde di questo posto e mi sento ancora un po’ come allora.

Un sentiero in autunno
Un sentiero in autunno
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Gabriele Levantini nasce a Viareggio il 10 aprile 1985. Chimico per lavoro e scrittore per passione, dal 2017 gestisce il sito Il Giardino Sulla Spiaggia. Seguimi sul mio blog: https://ilgiardinosullaspiaggia.com/
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