Via Fratti mi appare triste e malinconica mentre passeggio immerso nei miei pensieri.

Guardo le facciate delle case antiche e le botteghe, sempre più multietniche, del cuore pulsante della mia città.

Supero l’incrocio con via XX Settembre e proseguo verso la chiassosa via Mazzini quando passo davanti alla bella palazzina dove un tempo si trovava il ristorante del celebre Chef Tomei, ricavato in una vecchia falegnameria ristrutturata.

Pochi sanno che a Viareggio, in via degli Oleandri, sorge una vecchia sinagoga inaugurata nel 1955 e ancora in uso, sebbene raramente. Ma sono ancora meno quelli che conoscono la precedente sinagoga, che si trovava proprio qui.

L’edificio che ospitò la vecchia sinagoga e la scuola ebraica

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento molti ebrei si trasferirono a Viareggio, in buona parte da Livorno. A questo periodo risalgono i rotoli della Sefer Torah conservati presso la sinagoga di via degli Oleandri.

Negli anni ’30 la comunità decise di prendere in affitto questo edificio che utilizzò come sinagoga. Nel 1938 in città risiedevano ben 52 famiglie ebree, cioè la maggior comunità ebraica della provincia. Erano appena cominciate le ricerche per un luogo più adatto e spazioso, quando le Leggi Razziali si abbatterono sul paese. Ai bambini e ai ragazzi di quelle famiglie fu proibito continuare ad andare a scuola con i loro coetanei. In risposta a queste nuove restrizioni, nel 1940 fu realizzata una scuola elementare per alunni ebrei proprio in questo edificio, nell’oratorio della sinagoga. Rimase in funzione per quattro anni accogliendo bambini anche da Lucca e Carrara e provenienti da città del nord Italia, come Torino, Milano e Genova. Poi, con l’occupazione nazista nel 1943, fu chiusa.

Famiglie ebree viareggine

Da notare che in tutta la Toscana, oltre che a Viareggio, simili classi speciali erano presenti solo a Firenze, Livorno e Pisa

Nell’articolo di Silvia Angelini “Quella scuola in una stanza, l’applicazione delle leggi razziali nella scuola a Viareggio”, in Quaderni di storia e cultura viareggina, n°2, 2001 si può leggere una testimonianza diretta di chi visse quegli anni: “La classe era al piano terra, al primo piano c’era il tempio. Al piano terreno c’era la camera da letto dei miei genitori, un ingresso, una stanza che era il nostro soggiorno-tinello, dove abbiamo messo questi banchi della scuola: ci saranno stati sei o sette banchi e una scrivania: poi da una parte c’era il mio lettino, io dormivo lì, la sera. C’era la lavagna e c’era la stufa di ceramica, di quelle lucide – la ricordo come se fosse adesso – che funzionava e non funzionava, c’era abbastanza freddo. E poi c’era la nostra cucina; era tutto in casa.

I bambini erano seguiti dalla maestra Gabriella De Cori, anch’essa ebrea e per questo motivo licenziata dalla scuola pubblica di Santa Maria a Monte (PI) nelle quale insegnava. Purtroppo troverà in seguito la morte ad Auschwitz, dove sarà deportata con lo stesso convoglio di Primo Levi.

Leggi razziali

Nel 2017 una stanza della Biblioteca Immaginaria è stata intitolata a questi ragazzi discriminati con l’affissione di una targa che recita: “Questa stanza è dedicata ai ragazzi che / esclusi dalla «scuola di tutti», / studiarono con la maestra Gabriella De Cori a Viareggio / nella «classe speciale per bambini ebrei» (1940 -1943) / Conosco una sola razza: quella umana / Viareggio, 27 gennaio 2017

Nel 2020 la Commissione Toponomastica ha approvato all’unanimità la proposta del consigliere Alessandro Santini di partecipare al progetto delle “pietre d’inciampo” perciò è probabile che nel prossimo futuro un piccolo segno di memoria possa comparire davanti a questo edificio troppo a lungo ignorato.

L’anno seguente sul quotidiano La Nazione è apparso un appello al comune di Viareggio perché realizzasse un “luogo di memoria” per i 600 cittadini deportati, molti dei quali, come Oreste Molco e Jannette Levi, non tornarono mai.

Penso che in effetti sarebbe giusto che su questo bel palazzo di via Fratti ci fosse una lapide che spiegasse ai tanti turisti e cittadini distratti cosa successe qui. Perché nessuno possa più dire che non lo sapeva.

Oreste Molco
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Gabriele Levantini nasce a Viareggio il 10 aprile 1985. Chimico per lavoro e scrittore per passione, dal 2017 gestisce il sito Il Giardino Sulla Spiaggia. Seguimi sul mio blog: https://ilgiardinosullaspiaggia.com/

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