Splendore e declino dei “Bagni” viareggini

Sono cresciuto in mezzo agli stabilimenti balneari. Quando ero piccolo, erano per me sinonimo di estate e di momenti spensierati e ho molti preziosi ricordi legati a quel mondo.

Poi, crescendo, ho imparato ad apprezzare le spiagge naturali. Ho potuto viaggiare e confrontarmi con altre realtà, vedere modelli completamente diversi, come ad esempio le spiagge attrezzate del nord Europa o quelle libere francesi, e ho cambiato gusti e idee. Oggi per me il mare non può essere altro che quello naturale e la spiaggia non può essere che libera, non voglio nessun servizio, tollerando al massimo un chioschetto o un noleggio di attrezzature per sport acquatici, ma che non siano troppo vicini alla battigia. Provo dolore a pensare che Viareggio ha distrutto le sue dune coprendole con il cemento delle impattanti strutture dei bagni, tranne il piccolo, ma splendido, tratto della Lecciona, dove amo passare i sabato mattina estivi.

Il modello dello stabilimento balneare mi sembra vetusto e, in effetti, lo è davvero, essendo nato circa 200 anni fa. Ma ciò che oggi appare sorpassato a quell’epoca dev’essere stata un’innovazione incredibile, in grado di cambiare il rapporto millenario dell’uomo con il mare e di dare una forma moderna al nascente turismo.

Provo un certo moto di orgoglio nel fatto che il primo stabilimento balneare d’Italia, e uno dei primi al mondo, sorse proprio a Viareggio, nel 1827.

In realtà, la paternità è rivendicata da Livorno, dove i Bagni Baretti o Bagni dei Cavalleggeri, sorsero addirittura nel 1781. Ma si trattava di una struttura concepita come quelle termali, nella quale le “bagnature” si facevano in una cabina chiusa nella quale veniva pompata acqua di mare.

Dunque, ancora una concezione antica e lontana da quello che oggi intendiamo come stabilimento balneare, mentre quello di Viareggio fu invece il primo vero “bagno” moderno.

In “Viaggio in Toscana”, del 1745, George Christoph Martini racconta che durante i mesi invernali, molti nobili lucchesi «si portavano a Viareggio per godere l’aria fresca di mare»

Le prime notizie che si hanno in merito al turismo balneare a Viareggio risalgono al febbraio del 1812, quando il Maire (sindaco) scriveva una lettera di protesta al Ministro dell’Interno del Principato di Lucca e Piombino contro la disposizione che proibiva la frequentazione della spiaggia per motivi sanitari in quanto il divieto “risultava odioso per i villeggianti e per la stagione balneare”. Le nuove teorie scientifiche che suggerivano gli effetti benefici dell’aria di mare e delle bagnature furono probabilmente uno dei motivi del fiorire di questa attività, così come del diffondersi in Italia degli “Ospizi Marini”.
Un nuovo riferimento ai villeggianti e alle loro “solite bagnature” si trova in un’altra lettera del Maire, datata luglio 1814.

Al 1820 risalgono invece i primi regolamenti sulla fruizione della spiaggia, poi ampliati e dettagliati nel 1822.

Fu solo nel maggio del 1827 che il Gonfalone di Viareggio chiese l’autorizzazione al Ducato di Lucca per poter realizzare un’infrastruttura balneare fissa. Il 5 giugno il Ministro dell’Interno dette risposta affermativa e il 28 giugno il Duca Carlo Lodovico rilasciò il permesso di costruzione, “a spese della comunità”. Concesse inoltre di poter tagliare cento alberi della Pineta per poter ricavare il legname necessario.

Vennero realizzate due strutture del comune: il Bagno Nereo, per gli uomini, e subito dopo, nel mese di luglio, il “Bagno Dori”, per le donne, e fu inoltre nominata una deputazione che sovrintendesse alla loro gestione.

L’attività balneare andava da luglio a settembre, e l’orario era dalle 8 alle 13 e dalle 15 fino “ad un quarto d’ora prima dell’Ave Maria”.
Si pagavano le singole bagnature e la tassa ammontava a dieci soldi l’una, ridotta di un terzo in caso di abbonamenti dalle 15 bagnature in su. Alla fine della stagione si raggiunse un totale di 1.029 bagnature.

Il “Manuale per i bagni di mare” di Giuseppe Giannelli del 1833 ci dà una descrizione delle strutture: “due comode ed eleganti fabbriche di legno, distanti fra loro 65 braccia, l’una per le donne e l’altra per gli uomini. Savio ed utile divisamento: perciocché mentre chi si bagna sta riparato dal sole e dagli sguardi di coloro che passeggiano lungo la spiaggia, può l’acqua pervenirgli con lo stesso moto, con cui ciò avverrebbe ove s’immergesse all’aria aperta.
Per lo mezzo delle due scalette laterali si discende ai due bagnetti particolari situati sotto i camerini, chiusi intorno con tele e stoje.
Tutto poi il fabbricato è cinto da tele e coperto da larga tenda per impedire che i raggi cocenti del sole giungano fino a quei che si bagnano
“.

Il volume era destinato “a servire di guida non solo a coloro che dei bagni di mare si valgono per guarire di alcune malattie, ma anche a quei che vi ricorrono per rinforzare, come essi dicono, la salute” e descriveva Viareggio come una “città nascente, molte delle cui abitazioni hanno per lo più forma regolare all’esterno, né mancano di quei comodi che oggi più che mai sono desiderati. Le sue strade, spaziose e rettilinee riescono piacevoli alla vista e lasciano nel tempo stesso che l’aria possa circolare liberamente con molto beneficio per la salute degli abitanti. […] Ha una conformazione per cui è possibile senza pericolo bagnarsi sicuri di non incontrare né vortici né bassifondi ed inoltre il movimento continuo dell’acqua deve farla apprezzare, perché si sa quanta parte esso abbia nel vantaggio che il bagno produce. […] [Viareggio è un centro] tra quelli che presentano maggiori vantaggi a coloro che vogliono usare dei bagni di mare”.

Nel 1828 Domenico Maffei, detto Ampolletta, ottenne la concessione per realizzare uno stabilimento balneare, in premio per il coraggio dimostrato durante l’invasione inglese della città, e realizzò il “Bagno Colombo”.

Le rudimentali strutture furono negli anni seguenti sostituite dalle grandi palafitte liberty dei bagni “Felice Barsella” (1860), “Nettuno” (1865), “Balena” (1873).

La “Guida manuale di Viareggio” del 1893, descrive questi ultimi due: “Il Nettuno è un’immensa e artistica mole di legno costruita tutta al disopra del mare. Si entra nel grande recinto e salita una brevissima scala, siamo sulla terrazza d’ingresso. Abbiamo davanti la gran sala da ballo sfarzosamente addobbata, a sinistra la sala del biliardo e a destra quella destinata ad uso di caffè e pasticceria. Entrati nella galleria più larga, ammiriamo dalle parti negozi bellissimi, ripieni di oggetti d’arte antica e moderna; poi oggetti d’oro, di argento e tutto quanto si può immaginare di bello, di elegante, di dilettevole e di curioso. Il Balena è pure un altro stabilimento bellissimo, costruito come il Nettuno al disopra dell’acqua. Anche qui non manca la bellissima sala pel ballo e quella ad uso di caffè, né mancano i bei negozi e tutto quanto è necessario e dilettevole. Ha dalle parti laterali due lunghe sfilate di camerini con tutte le comodità per il bagno; e sull’arena, davanti allo stabilimento stesso, ve ne ha gran numero di quelli adatti per le famiglie e i bambini”.

Nel 1917 il grande incendio della Passeggiata cancellò queste strutture lignee, che furono sostituite dai trionfali ingressi liberty che hanno reso la città celebre nel mondo.

La fortuna della Viareggio balneare proseguì in vorticosa e continua crescita, di successo in successo e di record in record, diventando un centro cosmopolita, frequentato da artisti internazionali, fino agli splendori del turismo di massa degli anni ’60-’80, in cui la città si arricchì di locali mitici, per poi andare incontro a un lento e costante declino.

Nel frattempo, il cemento è cresciuto, oscurando la vista del mare dalla Passeggiata e soffocando la spiaggia, la città è diventata caotica, la qualità del mare è calata, la spiaggia libera si è quasi completamente estinta e l’offerta di quella in concessione non è rimasta al passo con la moda. Il turista sempre più spesso cerca natura, relax ed “experiences”, oppure divertimento, e Viareggio adesso fatica a soddisfare sia l’una che l’altra richiesta. In questi tempi in cui viaggiare è diventato facile e il modo di fare vacanza è mutato, la città ne paga lo scotto.

Il modello turistico che tanto sviluppo e benessere ha portato è ormai sorpassato, e altrove già si sperimentano formule nuove, più in linea con le mode attuali. Ci sono località che puntano a rinaturalizzare le spiagge ripristinando le dune, altre che eliminano le concessioni balneari puntando tutto su altri tipi di servizi, altre ancora dove le spiagge sono di libera fruizione e si paga solo se si affitta un ombrellone, talvolta da installare da sé, e infine altre ancora che puntano sul lusso e sull’esclusività. Viareggio invece sembra ferma, nella malinconia degli allori ormai seccati, e nell’incredulità che i tempi siano cambiati.

Due secoli fa i nostri avi ebbero l’audacia e l’inventiva di creare un business tutto nuovo e di portarlo a vette d’eccellenza, diventando un esempio per il resto del mondo. Riusciremo oggi a rendere onore alla nostra storia e ad inventare nuovamente qualcosa che, in linea con i nuovi gusti, approcci e sensibilità nel godere la spiaggia e il mare, porti la città verso una nuova epoca di progresso e sviluppo?

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Gabriele Levantini nasce a Viareggio il 10 aprile 1985. Chimico per lavoro e scrittore per passione, dal 2017 gestisce il sito Il Giardino Sulla Spiaggia. Seguimi sul mio blog: https://ilgiardinosullaspiaggia.wordpress.com

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