È una fredda sera d’inizio inverno e io passeggio da solo sul molo. Non c’è nessuno, e lo credo bene: soffia un vento spietato che fischia e fruscia tra gli alberi delle navi, ondeggianti sull’acqua agitata. È una notte da lupi come questa. Una di quelle che ti fanno ricordare tutte le leggende che hai sentito da piccolo.

Folletti

Viareggio di leggende ne ha molte, per essere una città così (relativamente) giovane. Oltre, ovviamente, a condividere quelle diffuse in tutta la Lucchesia e la Versilia, come quella del linchetto, un folletto dispettoso che turba il sonno degli uomini e degli animali, ne ha anche di autoctone.

Un altro folletto, infatti -questo esclusivamente viareggino- è Giosalpino, uno spiritello burlone capace di assumere varie forme. Non ama farsi vedere, ma qualche volta appare di notte ed è molto permaloso. La sua leggenda narra che una sera due fratelli, tornando a casa, videro un foglio di carta in terra. Uno dei due disse che era meglio non toccarlo, ma l’altro, tale Rinaldo, non gli dette retta e per giunta prese a calci la cartaccia. Il poveretto non sapeva che in realtà fosse Giosalpino. Il folletto, tornato alla sua forma originaria, lo afferrò per la vita e lo buttò di là dal fosso. Il malcapitato si precipitò di corsa a casa, terrorizzato, e il giorno dopo si svegliò senza più un capello in testa.

Ma senza dubbio il più famoso folletto, pardon “folletta”, locale è la Scabodda, una vecchia cattiva e bisbetica, antagonista della Befana, che passa il 7 gennaio a portare via i dolcetti ai bambini. Restituendoli poi gradualmente, solo se fanno i bravi.

Creature marine

Ma in una città di mare come la nostra non potevano certamente mancare le sirene, e infatti abbiamo ben due leggende su queste creature magiche.

La prima racconta di una sirena che fu trovata da un pescatore, arenata sulla spiaggia. Rimasta ormai troppo a lungo fuori dal mare, spirò tra le braccia dell’uomo, il quale utilizzò tutti i suoi risparmi per farle fare una bara di cristallo bordata in oro. La seppellì sul mare, in una zona tuttora segreta. Forse proprio in Piazza Palombari dell’Artiglio dove sorge la “Fontana della Sirenetta”?

La fontana della Sirenetta

La seconda storia parla di un’altra sirena che si ammaliò di un povero pescatore, e lo portò con sé negli abissi, dove vissero insieme per lunghi anni. Un giorno l’uomo, preso dalla nostalgia e dal desiderio di rivedere la sua terra, la pregò di farlo tornare, anche solo per qualche momento. Lei acconsentì, a patto che restasse vicino alla sua vecchia capanna. Ma la curiosità e la felicità di ritrovarsi sulla terraferma fu troppa, e l’uomo si allontanò. Così la terra si aprì sotto di lui, inghiottendolo nel mare, dove prese le forme di un grande pesce fantastico.

Chissà allora se è il povero ex-pescatore divenuto pesce, è lo stesso protagonista d’un altro racconto popolare cittadino, ovvero quella del gigantesco pesco del molo. Le acque scure e non certo pulite del porto si prestano bene a far fiorire nell’immaginario collettivo urban legends di tipo criptozoologico. Qualcuno avrebbe notato che da anni, a notte fonda, il molo numero nove subisce forti oscillazioni, come se sotto di esso ci fosse una qualche corrente o forza. La spiegazione è che c’è la tana di un mostruoso, famelico pesce.

Sempre nell’area del porto nasce il mito dell’anello magico. Sull’antico Moletto Sanità, nei pressi della Chiesetta dei Pescatori, si trovano quattro grandi anelli da ormeggio decorati da antichi mascheroni in metallo. Il folklore racconta che originariamente fossero cinque e che uno andò perso nei bombardamenti della guerra. Sfortunatamente, proprio quello perduto era dotato di poteri magici. Se qualcuno avesse voluto esaudire un desiderio, avrebbe dovuto lanciare una conchiglia nel quinto anello. Se lo avesse centrato, avrebbe visto il suo desiderio esaudito nella prima giornata di mare calmo. Chi invece avesse fallito il bersaglio non avrebbe potuto riprovarci, altrimenti le acque di fronte al moletto si sarebbero agitate riempiendo di schizzi il malcapitato. Ogni lancio poteva essere fatto un’unica volta per lo stesso desiderio.

Uno degli anelli del Moletto Sanità
Cartello che riporta la leggenda del Quinto Anello

Fantasmi

La carrellata del folklore portuale si chiude con il terrificante racconto della Vecchia della Burlamacca. Si racconta che nei pressi del canale della Burlamacca vivesse una vecchia molto cattiva. Quando andava a lavare i panni, le altre donne la esortavano a pentirsi e a pregare, ma lei non dava loro ascolto e anzi importunava tutti lamentandosi continuamente. Un giorno arrivò addirittura a gettare il rosario nel fosso, tra l’orrore e lo sconcerto generale. Quella sera stessa, mentre la luna appariva nel cielo, le sembrò di vedere due lumicini fuori della finestra. Imprecando come al solito, si alzò dal letto e uscì di casa con la scopa in pugno, credendo si trattasse di bambini dispettosi da punire, ma i due lumicini presero a girare vorticosamente spostandosi verso il canale. La vecchia li seguì incantata, finché cadde in acqua affogando, mentre le due fiammelle infernali le giravano intorno. Ancora oggi, nelle notti buie e senza luna, si dice che il fantasma della donna vaghi in camicia da notte nella Burlamacca.

Il Canale Burlamacca
Antico lavatoio a Viareggio

Buono era invece lo spirito che incontrò il boscaiolo Sandorino. Mentre era intento a tagliare la legna in pineta, gli cadde il rosario che portava sempre con sé. D’improvviso gli apparve davanti un’anima del purgatorio, che lo ringraziò. Infatti, proprio grazie a quel rosario era stata liberata dalle sue pene. Era un uomo affogato in mare, che era stato sepolto ai piedi di quel pino. Come segno di gratitudine, l’anima indicò a Sandorino il luogo dove era nascosta una pentola d’oro, così l’uomo divenne ricco, ma siccome era buono con quei soldi contribuì alla felicità di tante persone.

La Pineta avvolta nella foschia

Numerosissimi sono i fantasmi avvistati nelle antiche case del centro storico nel corso dei secoli fino ai giorni nostri. Talvolta finiti addirittura sulle pagine di cronaca locale, come quando nel 2012 e 2013 diverse persone affermarono di aver visto, e talvolta parlato, con lo spettro d’una donna dell’Ottocento sul Lungomare.

Ma il più celebre di tutti è certamente Nerin Nerone, lo spirito dell’antico imperatore romano, protagonista d’una novella popolare che vuole che dopo l’uccisione della madre Agrippina fosse fuggito da Roma, trovando riparo in una grotta nei dintorni del Lago di Massaciuccoli. Ma non sapeva che la donna prima di morire gli avesse lanciato una maledizione: che fosse colpito da un fulmine a ciel sereno. Così quando, dopo qualche giorno nella grotta, Nerone decise di uscire approfittando della bella giornata di sole, all’improvviso fu colpito da un fulmine e morì. Un giorno il pescatore Michele, che aveva gettato la lenza nel lago da una barchetta, sentì strattonare forte la sua canna. Gli apparve davanti Nerone: enorme, spaventoso. Terrorizzato, arrivò a nuoto sino alla riva, dove si salvò.

Il Lago di Massaciuccoli

Folklore

Altre storie sono infine di carattere pseudostorico. Ad esempio, un racconto popolare racconta di un frate che andava predicando la Buona Novella fermandosi spesso a pregare lungo il bordo di un canale. Si innamorò di una fanciulla che passava sempre da quelle parti. E lei lo ricambiava. I due intrecciarono in breve tempo una relazione, ma dopo una lite la ragazza per vendicarsi sparse ai quattro venti la notizia del loro legame peccaminoso. Non sopportando la vergogna, il frate si gettò nel canale, che da allora si chiama “Fosso dell’Abate“.

Antica fotografia del Fosso dell’Abate

Non poteva mancare una leggenda sul poeta inglese Percy Bysshe Shelley, che nel 1822 morì in un naufragio navigando verso Spezia. Il suo corpo fu portato dal mare sulla spiaggia viareggina, dove venne cremato. Questa cerimonia, agli occhi dei paesani di quell’epoca fu qualcosa di pagano e sacrilego. Sensazione rafforzata dal fatto che l’uomo non fosse Cattolico e fosso noto per le sue posizioni liberali. Nella fantasia popolare, lo spirito dell’inglese morto si levò insieme al fumo scuro e denso della pira mortuaria, e quel tratto di spiaggia fu a lungo evitato dai viareggini. La popolazione fu profondamente scioccata da questo evento, e di conseguenza ne nacquero storie e dicerie che furono poi tramandate per generazioni. Una di queste racconta che il cuore di Shelley, pieno d’amore per la consorte, non sarebbe bruciato insieme al corpo, resistendo alle fiamme per continuare a vivere accanto all’amata, la quale se lo portò persino nella tomba.

Il monumento a Shelley

A questa tipologia di miti appartengono le numerose varianti dei racconti popolari che circondano la più celebre statua del Cimitero Monumentale di Viareggio: la Bimba che aspetta, realizzata nel 1895 dallo scultore carrarese Ferdinando Marchetti, ispirata alla poesia “Tutto ritorna” di Giovanni Prati.

Il Cimitero di Viareggio

Sul sito internet dei Cimiteri cittadini si legge infatti: “Una variante diffusa è che la bimba sia stata ritrovata priva di vita proprio sugli scalini dell’edicola dove soleva restare in raccoglimento dopo la morte della mamma. Un’informatrice narra di un incontro avvenuto intorno al 1980 presso l’edicola con un’anziana signora la quale si presentò come una parente della famiglia Barsanti – di cui non è stato possibile accertare l’identità – e raccontò che la bimba era stata così raffigurata perché approssimandosi la morte della madre e volendo evitare alla piccola il momento del trapasso la nonna disse alla nipotina di andare a sedersi sulle scale perché avrebbe visto la mamma passare con gli angeli per andare in cielo. Curiosa e significativa per le implicazioni sociali che sottende è la versione che descrive la bimba come una sorta di Cenerentola perseguitata dalla matrigna che un giorno viene trovata morta sulla tomba della mamma dove si recava ogni giorno a cercare conforto. Non mancano neppure storie ammonitrici della più pura tradizione popolare come quella secondo cui la bimba, disobbedendo alla mamma, si era allontanata da casa, la madre per il dolore era morta e la bimba, pentita e affranta, era ritornata da lei troppo tardi. Vi sono poi i racconti di natura dichiaratamente fiabesca come quello secondo cui la bimba a forza di attendere la madre sulla soglia dell’edicola si trasformò in statua”.

La statua della Bimba che Aspetta

Eh sì, la nostra città è proprio ricca di folklore! Alcune storie sono divertenti, altre romantiche, altre ancora un po’ spaventose. In realtà ce ne è anche una horror, molto inquietante perché collegata a fatti di cronaca realmente successi: le faccende di Villa Enedina… ma questa è un’altra storia. Adesso, in questa notte da lupi, sul molo, non è il momento di pensarci: è ora di tornare a casa, prima di incontrare qualche creatura misteriosa!

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Gabriele Levantini nasce a Viareggio il 10 aprile 1985. Chimico per lavoro e scrittore per passione, dal 2017 gestisce il sito Il Giardino Sulla Spiaggia. Seguimi sul mio blog: https://ilgiardinosullaspiaggia.com/
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