Nei dintorni di Lucca l’acqua non è mai mancata, dal momento che il fiume Serchio scorre tuttora nella piana, vicino a Ponte a Moriano, e che tutta la zona un tempo era paludosa. Un’ipotesi ormai datata legherebbe addirittura il nome ‘Lucca’ a una radice celto-ligure, ‘luk’, che indicherebbe appunto una palude, un territorio acquitrinoso.. Dunque ricchezza di acque intorno alla città, anche se non sempre irreggimentate con la precisione che contraddistingue il presente. Se oggi camminiamo per le strade del centro è difficile immaginare un corso d’acqua o un fossato in Piazza San Michele o in Corso Garibaldi, eppure alcuni scavi archeologici e le testimonianze dell’epoca ci raccontano che proprio sulla piazza centrale esisteva un’antica canalizzazione che veniva chiamata ‘fossa Natali’; l’attuale palazzo del Decanato, antico palazzo comunale, era collegato con una specie di ponte e delle scale al sagrato di San Michele e la fossa alimentava la città antica con un sistema di chiuse e paratie che deviavano il flusso dell’acqua in varie direzioni.

A sud della città, dove oggi si apre l’ampio Corso Garibaldi, una volta scorreva il cosiddetto ‘fossone’, ovvero un fossato che seguiva il tracciato delle mura romane, poi ricalcato dalla linea delle fortificazioni trecentesche e mantenuto come protezione. Durante la reggenza di Maria Luisa di Borbone e del figlio (1817-24) Lucca vive un momento di ‘spolvero’ e ammodernamento: il ‘fossone’ a ridosso delle mura rinascimentali viene coperto (una piccola traccia ancora la troviamo in Piazza della Cittadella) e l’architetto Nottolini viene incaricato di risistemare Piazza Anfiteatro, valorizzando l’origine romana della città; oltre a ciò l’architetto e ingegnere Nottolini ha il compito di progettare un acquedotto che sostituirà la fossa Natali e con eleganti arcate in stile romano porterà l’acqua potabile a Lucca direttamente dai Monti Pisani. Per i Lucchesi Maria Luisa è dunque colei che fa arrivare l’acqua potabile in città, mettendo a riposo la fossa e i tanti pozzi che già nel Medioevo erano presenti nelle corti delle abitazioni.

L’acquedotto progettato da Nottolini (1823-51) porta l’acqua da Guamo (circa 3 km dalla città) ed è concepito come gli acquedotti romani, ovvero sfrutta la pendenza del terreno trasportando l’acqua in condotti sorretti dalle arcate che vediamo ancora oggi. Alle due estremità dell’acquedotto l’architetto progetta due tempietti circolari, edifici in stile neoclassico, che troviamo appunto da una parte in località Parole d’Oro, e dall’altra nell’attuale quartiere San Concordio, in Via del Tempietto. L’acqua all’inizio corre su un lastricato di pietra, poi viene raccolta in una galleria e incanalata in un altro bacino, dove viene filtrata più volte tramite il passaggio tra materiali inerti e infine condotta al tempietto iniziale, per essere poi immessa nel doppio canale posto al di sopra degli archi che attraversando la campagna arrivano fino al tempietto che si trova poco oltre le mura, non lontano dalla stazione ferroviaria. Se siete curiosi di darci un’occhiata basta uscire dalla stazione utilizzando il sottopassaggio in direzione opposta alle mura e svoltare a sinistra, seguendo via Nottolini, purtroppo però la parte cittadina dell’acquedotto non è in buone condizioni, ma da qui si può iniziare una bella passeggiata nel verde seguendo le arcate fino a Guamo. Dal tempietto di San Concordio all’epoca dei Borbone l’acqua giungeva in città vicino a Piazza Antelminelli, alimentando varie fontane; alcune vengono costruite proprio in quegli anni e la prima è proprio la grande vasca circolare che troviamo poco lontano dalla cattedrale, opera anch’essa di Lorenzo Nottolini. La fontana viene progettata nel 1832 ed è un ampio bacino di marmo (calcare bianco) di circa dieci metri di diametro, con bordo di altezza moderata e scanalature con decorazioni a forma di testa di leone, da cui fuoriesce l’acqua, a sua volta circondato da una ventina di colonnine in stile neoclassico, collegate da un corrimano di ferro: proprio per questo motivo Piazza Antelminelli (dove fino al Trecento sorgevano antiche abitazioni della famiglia Antelminelli, poi abbattute) viene anche chiamata ‘piazza dei ferri’.

Le fontane monumentali edificate da Nottolini e i suoi contemporanei sono almeno sei, se non addirittura otto, come ipotizzato da Antonio Mazzarosa nel suo scritto del 1856; oltre a quella appena descritta ne troviamo ad esempio altre due nella parte est della città, in corrispondenza di Via del Fosso. Seguiamole dunque, facendo una passeggiata ‘acquatica’ un po’ fuori dagli itinerari classici: da via Santa Croce arriviamo alla porta medievale di San Gervasio e poco dopo averla oltrepassata troviamo un’altra fontana, realizzata da Lazzarini nel 1856 sulla base di progetti di Nottolini. I materiali sono gli stessi, pietra di Guamo per la base e calcare bianco di Santa Maria del Giudice per il corpo, un parallelepipedo a base quadrata, circondato da un recinto a pilastrini e sottili sbarre di ferro fuso, molto sobrio e con poche decorazioni, probabilmente per intonarsi con le caratteristiche della porta di San Gervasio, con l’uso della pietra a faccia vista.

Seguiamo via del Fosso, arrivando fino a via della Fratta: qui al termine del fossato troviamo la fontana della Fratta, ancora di Lazzarini e più o meno coeva alla precedente. Il progetto originario prevedeva un altro parallelepipedo di marmo, mentre la fontana effettivamente realizzata è un cilindro in marmo, con due vaschette laterali in cui viene raccolta l’acqua che fuoriesce da due piccole teste leonine, a loro volta inserite in un bassorilievo a forma di intreccio che circonda il corpo della fontana. Anche qui troviamo scalini e dei pilastrini a delimitarla su un lato, mentre su un lato una piccola balaustra in ferro la separa dal fossato sottostante. Poco lontano troviamo anche la colonna della Madonna dello Stellario; qui il marmo non abbellisce una fontana, ma definisce gli spazi urbani e ci racconta Lucca del passato: basta dare un’occhiata al basamento e vediamo la città raffigurata con le sue mura e le sue porte.

Prendiamo via della Zecca andando verso nord, raggiungiamo la zona di Porta dei Borghi, ed eccoci a Piazza del Gonfalone: qui la fontana viene progettata nel 1872 da Tucci e ha una forma piramidale, posta su una base in marmo costituita da un duplice giro ottagonale di gradini; anche qui il bacino di raccolta dell’acqua è circondato da un recinto di colonnine di marmo e una ringhiera di ferro. Finora quindi abbiamo incontrato una vasca a forma circolare, un parallelepipedo, un cilindro e una piramide: tutte forme geometriche e classicheggianti per le fontane di questa parte di Lucca.

Spostiamoci verso ovest, arriviamo da Via Fillungo e via Buia a Piazza San Salvatore, o meglio, come la chiamano i lucchesi, Piazza della ‘Pupporona’: questa fontana viene progettata da Nottolini nel 1835-36 e realizzata pochi anni dopo. In questo caso abbiamo una fontana monumentale più tradizionale, ovvero un piedistallo cubico sul quale è collocata una statua raffigurante una ninfa delle acque, appoggiata ad un’anfora. Il gruppo marmoreo è completato da una vasca di forma allungata, fornita di zampe e protomi leonine; il getto d’acqua esce ancora una volta da una decorazione a forma di testa di leone e come d’abitudine pilastrini e un corrimano in ferro delimitano l’area della fontana. Per la naiade Nottolini si avvale dell’opera di uno scultore di Carrara, Ferdinando Fontana, ma è geniale nell’impostare lo spazio urbano, progettando una fontana che tende verso l’alto, facendo da contrappunto ai palazzi circostanti pur avendo pochi metri a disposizione e diventando fulcro visivo dello slargo, al punto che le grazie della naiade seminuda sono diventate più famose dei bassorilievi che adornano i portali chiesa di San Salvatore!

Andiamo ora a sud ovest della città, da Piazza San Michele e via Vittorio Emanuele arriviamo a Piazza della Magione: qui troviamo oggi un monumento, dedicato al compositore lucchese Carlo Angeloni, morto nel 1901. Cosa c’entra con le nostre fontane? La parte inferiore del monumento, la base, era inizialmente una fontana progettata da Nottolini: ancora una volta un cilindro, con una decorazione ad intreccio lungo il perimetro simile a quella della fontana di Via della Fratta.

Negli ultimi anni il Rotary Club ha finanziato il restauro di alcune di queste fontane, appunto per mostrare il legame di Lucca con l’acqua e soprattutto per valorizzare l’operato di Nottolini come architetto, ingegnere e progettista degli arredi urbani. Diverse altre fontane sono state aggiunte a Lucca anche ai primi del Novecento (vedi cartina, quelle ottocentesche contrassegnate da un pallino, le altre da asterischi), per il benessere dei lucchesi che potevano fare a meno dei pozzi; non dimentichiamoci, però, che la ricchezza di acque di via del Fosso è stata importante anche per le manifatture della seta, mentre quella del ‘fossone’ lo è stata secoli più tardi per la manifattura del tabacco. Corsi d’acqua, acquedotti, fontane, fossati: tutti elementi vivi ed essenziali, caratteristici al pari delle mura, dei palazzi e del verde di Lucca.

The following two tabs change content below.

Gilda Maestri

Toscana innamorata della sua terra, dei paesaggi e delle bellezze artistiche: accompagnatrice e guida turistica.

Ultimi post di Gilda Maestri (vedi tutti)

Ti è piaciuto questo contenuto? Condividilo con tutti!

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>