Viareggio e la Versilia sono da sempre terra d’arte e d’artisti, e anche se l’epoca d’oro di Viani e Levy è ormai passata, anche oggi si possono scoprire vere e proprie perle nascoste.
È il caso ad esempio di Martina Agostini, la regina del collage. Ai più forse questo nome non dirà molto, ma gli appassionati del settore si saranno probabilmente imbattuti nella sua ricca pagina Instagram @collagemachine.

La casa-atelier di Martina, in una deliziosa zona di campagna a Pian di Mommio, a pochi minuti da Viareggio, sembra lo studio di un grande artisti del ‘900. Le pareti sono piene di opere e nel grande e luminoso salone s’affollano materiali d’ogni tipo.
In effetti, da quando ha memoria, ha sempre avuto un’inclinazione artistica, ha sempre amato sperimentare con i materiali, le forme, i colori. Ma, eccezion fatta per un corso di fotografia, non ha avuto una formazione artistica. È quindi con la mente sgombra e un po’ ingenua dell’autodidatta che si è approcciata al mondo delle Avanguardie del ‘900, da Picasso, agli esponenti del Dadaismo, ai fotomontaggi di Man Ray o alle opere pop di Richard Hamilton e Peter Blake. E questa ricerca ha dato i suoi frutti.

Ormai un po’ di anni fa, a Pietrasanta, sul tatami della palestra dove praticava l’aikido, conobbe un’artista tedesca che la introdusse alla tecnica del collage, donandole anche alcune vecchie riviste di moda tedesche e britanniche dalle quali ricavare immagini. Martina rimase subito folgorata dall’idea di reinterpretare le immagini, oggi così onnipresenti, cercandovi significati ulteriori, mescolandole tra loro, creando mondi paralleli in cui tutto è possibile, anche l’assurdo e il paradossale. Inoltre, trovò particolarmente rilassante l’aspetto pratico di ritagliare le immagini e fu affascinata dal viaggio a ritroso nel tempo, in un passato fatto di valori estetici e morali diversi, innescato dallo sfogliare vecchie riviste.

Piano piano, sviluppò un linguaggio proprio, passando da opere monocromatiche ad altre più vivide e aggiunse la dimensione testuale, oltre a materiali diversi dalla carta e alla ricerca di effetti tridimensionali.
Dai suoi lavori emerge un ottovolante di poetico smarrimento e ironica disillusione. L’equilibrio tra sogno e realtà, tra idealismo e cinismo, tra istinto e analisi è il filo conduttore nella sua opera. Sono pensati per divertire e far riflettere lo spettatore, trattando con leggerezza temi pesanti quali il senso della vita, l’importanza dei propri sentimenti, la potenza e il fascino del passato, la forza dell’amore.

Riesce a colpire lo spettatore con poche parole e immagini condensate in un bilanciamento di forme, di pieni e vuoti, di contrasti e richiami cromatici, di distanze tra un primo piano e uno sfondo, di grande impatto e valore estetico.
Infine, la forza dell’opera di Martina si esprime anche sul piano ideologico ed etico. La sua è infatti un’arte coscientemente ecologista, nella quale i materiali impiegati sono tutti di recupero. Vecchie riviste, scarti di imballaggi, cartoline e altri materiali destinati al macero e all’oblio, acquistano nuova dignità. In un mondo che viaggia veloce sotto la bandiera del consumismo e dell’usa e getta, fermarsi a riflettere su quanto già possediamo, trovando in esso le potenzialità che può ancora esprimere, è un atto rivoluzionario.

Adesso Martina sta lavorando su una serie di collage a tema zodiacale e su opere 3d realizzate partendo da un vecchio campionario di parquet e sta inoltre iniziando delle collaborazioni con alcune aziende del territorio.
In attesa della sua prossima mostra, non posso non pensare -con orgoglio- a come Viareggio e la Versilia continuino ad essere un incredibile incubatore d’arte.

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