Il celebre Mama Mia

La strada è completamente deserta, al mio fianco una fila di locali abbandonati raccontano l’incredibile storia di ascesa e declino di questo luogo. Una storia tipicamente tragicamente italiana. È un tardo pomeriggio estivo, ma non c’è nessuno sulla Marina di Torre del Lago. Solo un vecchietto che torna dalla spiaggia. Nella macchia dietro i locali ormai sbarrati, intravedo figure veloci. Facce torve che osservano e ritornano nel fitto del bosco: sono le vedette degli spacciatori. Il panorama è desolante, difficile credere di essere in quella che fu una delle più rampanti passerelle d’Italia. Lungo la Strip ormai al tramonto, una fila di tristi facciate dismesse e addirittura gli scheletri di due strutture mangiate dal fuoco.

Resti del ristorante Lampara, distrutto da un incendio
Resti del ristorante Lampara, distrutto da un incendio

Eppure questa piccola strada stretta tra le dune del parco fu un miglio dorato, è stato celebrato per circa vent’anni sulle guide turistiche di tutto il mondo come la capitale italiana del turismo LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali) e una delle mete gay più famosa d’Europa.

Fin dagli anni ’60 quest’angolo di mondo lontano dallo sguardo indiscreto di una società non molto inclusiva, offrì riparo alla comunità gay. La dune selvagge della spiaggia della Lecciona erano sinonimo di privacy e tranquillità per nudisti, gay e coppiette etero in cerca di un luogo dove appartarsi. Per i vecchi viareggini “andà a’ poggioni” (andare alle dune) aveva un significato ben preciso. Piano piano le cose cambiarono, nel tempo divenne prima la spiaggia dei falò notturni dei ragazzi (oggi proibitissimi) e infine una meta molto di moda, gettonata da famiglie e ragazzi in fuga dagli stabilimenti balneari della Versilia, e in cerca di un mare più naturale.

Altri due fattori contribuirono alla scelta di questo piccolo paese: il fatto che fosse la sede del Festival Pucciniano, rassegna di opera lirica famosa in tutto il mondo e apprezzata da molti gay, e il fatto di ospitare numerosi campeggi: economici, ecologici e meno sotto i riflettori degli alberghi del lungomare.

Bisogna notare che in realtà un po’ in tutta la Versilia di quegli anni si respirava un clima rilassato e numerosi erano i locali che oggi definiremmo “friendly”: il Piper e la Capannina di Viareggio, il Mokambo di Marina di Massa e il Casablanca di Marina di Carrara.

Il terribile omicidio Lavorini del 1969 fu però un trauma nazionale che modificò profondamente in negativo la percezione dei gay in città perché di tale crimine, perpetrato in realtà in ambienti di eversione politica, fu ingiustamente accusato un omosessuale che si uccise in carcere. Il depistaggio messo in atto fu molto ampio e a tutt’oggi molte ombre restano su questa vicenda dolorosa, così come su molti altri fatti di cronaca di quegli anni così difficili. Ciò che è certo è l’immenso caso mediatico che si alzò sulla stampa nazionale e che svelò all’attenzione pubblica l’estesa rete di frequentazioni gay della pineta. Il polverone che ne seguì coinvolse persone anche in vista e distrusse parecchie vite.

Nonostante ciò, lontano dai clamori, lentamente Torre del Lago continuò a crescere come meta LGBT e già alla fine degli anni ’70 fu aperta la celebre discoteca Frau Marlene, tra le prime d’Italia a definirsi “locale gay”.

Ma la vera svolta avvenne negli anni ’90, quando -grazie a una fama ormai consolidata- al posto delle baracchine e delle friggitorie semiabusive, cominciarono ad aprire i locali che negli anni successivi diventeranno leggendari. Parte di questo sviluppo si deve a Regina Satariano, storica attivista transessuale che nel 1992 organizzò proprio al Frau la prima edizione di Miss Trans Italia in risposta all’esclusione di una donna trans dall’edizione di Miss Italia di quell’anno. Non tutti nel paese furono contenti dell’iniziativa, tanto che la finale venne spostata alla discoteca Casina Rossa di Lucca, per il timore che manifestanti bloccassero l’autostrada.

Nel 1998 lo sviluppo della Marina di Torre del Lago accelerò di colpo a seguito di un incidente. Infatti l’Arcigay di Pisa ricevette la segnalazione dei proprietari del Boca Chica che lamentavano il comportamento, a loro avviso discriminatorio, delle forze dell’ordine. Secondo quanto affermavano, queste ultime concentravano i loro controlli esclusivamente sulla clientela omosessuale. Arcigay rispose con una lettera pubblicata sulla stampa locale, nella quale sosteneva che il comune di Viareggio (del quale fa parte Torre del Lago) sarebbe dovuto intervenire con misure tese ad incentivare il turismo LGBT.

L’assessore al turismo Riccardo Bertini rispose positivamente favorendo la nascita di un apposito consorzio: il Friendly Versilia. Anche la Regione Toscana dette il suo appoggio e in breve tempo furono stampate delle guide turistiche mirate, da distribuire tramite gli alberghi.

L’iniziativa ebbe ampia eco a livello nazionale e scatenò feroci polemiche a livello locale, tanto che alcuni consiglieri chiesero un referendum in merito. I malumori durarono a lungo e culminarono anche in azioni violente come l’assalto allo spettacolo gay del 19 agosto 1999 da parte di gruppi di estrema destra, che finirono sui quotidiani nazionali. Intervennero a difesa della comunità LGBT e della scelta di favorire il turismo friendly l’allora sindaco di Viareggio, Marco Marcucci, e addirittura il Presidente del Consiglio Massimo D’Alema e il Ministro delle Pari Opportunità Laura Balbo.

Forti di questo supporto, nello stesso anno aprirono nuovi locali tra i quali il Mama Mia, che diventerà una vera istituzione negli anni a seguire. Nacque il Mardi Gras che diventerà in breve tempo uno dei gay pride più famosi e importanti d’Italia.

Il celebre Mama Mia
Il celebre Mama Mia

Ma i problemi non erano che all’inizio e già nel 2000 la Circoscrizione di Torre del Lago negò l’autorizzazione all’uso del suolo pubblico per il palco della manifestazione. A sorpresa, il consorzio ritirò la richiesta e organizzò lo spettacolo su un Ape Piaggio in movimento, aggirando così tale divieto.

Nonostante gli ostacoli, dal 2001 fino al 2013 questa manifestazione resisterà e vi prenderanno parte ospiti di livello nazionale e internazionale come Ferzan Özpetek, Gloria Gaynor, Billy More, Dolcenera, Village People, Alcazar, Abdellah Taïa, Alessandra Amoroso, Lollipop, Margherita Hack, Don Andrea Gallo e moltissimi altri, compresi numerosi politici nazionali.

Nel 2003 il Mama Mia aprì la prima spiaggia gay d’Italia, il Mama Beach e per tutta la stagione si succedettero numerosi appuntamenti, tra i quali LesWeek, uno degli eventi lesbici più famosi d’Italia. Sono gli anni della ribalta di Torre del Lago e della sua ascesa nell’ambiente della movida alternativa: si esibiscono drag queen leggendarie come Regina Miami, che inaugurerà qui il suo concorso Miss Drag Queen, Markesa, La Wanda Gastrica e altre da tutta Italia ed Europa. La piccola località versiliese richiamava decine di migliaia di persone, che in larga maggioranza erano eterosessuali attratti dalle lunghe serate all’insegna della musica e della spensieratezza.

Miss Drag Queen 2016
Miss Drag Queen 2016

La scena gay si trovò però alle prese, oltre che col fronte omofobo mai sopito e anzi in fase di riorganizzazione, anche con quello -nuovo- degli ambientalisti sempre più preoccupati della massiccia presenza umana e della musica alta in un’area adiacente ad un parco naturale. Già nel 2004 ottennero la loro prima vittoria riuscendo a far emettere, a stagione estiva quasi conclusa, un’ordinanza comunale per lo spegnimento della musica al Mama Mia e al Boca Chica, i due locali di riferimento.

Nonostante il difficile tentativo di trovare un equilibrio tra le esigenze della natura e il divertimento e la nascente battaglia della musica, gli anni successivi videro ancora una folgorante crescita del consorzio, che iniziò a pubblicizzarsi all’estero grazie alla partnership con l’azienda di promozione turistica locale. Instaurò inoltre una collaborazione col Festival Pucciniano, il cui coro maschile si esibì in un concerto sulla Marina. Il Mardi Gras del 2005, durante il quale ebbe luogo il primo concerto italiano dei Village People, viene organizzato addirittura nella grande arena della Cittadella del Carnevale di Viareggio. Nel 2006 fu invece organizzato a Viareggio il primo ed unico simposio italiano dell’IGLTA (International Gay and Lesbian Travel Association). Nel 2008 Regina Satariano, in collaborazione con la locale USL 12 Versilia e la Regione Toscana, aprì il Consultorio Transgenere, il secondo d’Italia dopo quello di Bologna.

Folla al Mardi Gras
Folla al Mardi Gras

Con la crescita della fama, aumentò di pari passo l’aggressività dei gruppi omofobi nei confronti dei frequentatori della Marina e si registrarono numerosi raid, alcuni dei quali anche molto gravi. Cominciò inoltre a diventare preoccupante il problema della microcriminalità, soprattutto legata allo spaccio, nella pineta a ridosso dei locali.

Nonostante le nubi si stessero ammassando sempre più minacciose, la piccola Strip versiliese raggiunse l’apogeo della sua fama nel 2010, con 100.000 turisti italiani e stranieri stimati, con un notevolissimo giro d’affari. Le serate al Mama erano celebri in tutta Italia e il ballo d’inizio serata sulla terrazza, sulle note di Redefinition of Disco degli Infernal, divenne leggenda. Quell’anno e il successivo, la finale di Mister Gay Italia si svolse a Torre del Lago.

Nel 2011 il consorzio Friendly Versilia aveva raggiunto le 49 imprese aderenti, con 20 alberghi, 9 b&b, 7 discoteche e discobar, 4 ristoranti, 2 campeggi, uno stabilimento balneare, un tour operator e alcune attività commerciali e culturali, ma l’inizio del declino era ormai prossimo. Quell’anno la stagione estiva fu una vera tragedia: la microcriminalità che da anni aveva fatto del parco la sua roccaforte era ormai completamente fuori controllo e numerose erano le risse e le aggressioni. Inoltre le forze dell’ordine rilevarono continue irregolarità nei locali della Marina, colpendo –anche con disposizioni di sospensione dell’attività- maggiormente i due più in vista: Boca Chica e Mama Mia. Quest’ultimo fu costretto a chiudere la celebre terrazza.

Gli anni che seguirono furono un susseguirsi di multe, sequestri, procedimenti giudiziari, ricorsi e ordinanze sempre più stringenti, come l’obbligo di chiusura a mezzanotte. Il braccio di ferro col parco e con il comune era ormai perso.

Della Strip luminosa e chiassosa che partiva dal Frau Marlene e contava locali notissimi come il Buddy, il Bigodini, lo Stupid!A, il Priscilla, il Ciao Bello, il Boca Chica e il Mama Mia rimane oggi ben poco. Quasi tutti hanno chiuso, si sono spostati o si sono ridimensionati. Il Priscilla ad esempio ha cambiato nome ed è diventato un tabacchi. Il famosissimo Mardi Gras non esiste più, i concorsi e gli eventi gay sono quasi tutti migrati in altre località.

I pochi che hanno retto allo tsunami che si abbatté su Torre del Lago cercano oggi il rilancio, con grande impegno. Il Mama Mia, ad esempio, che -pur mutilato della terrazza- ha ricominciato a organizzare serate e concorsi e che dal 2018 sta tentando pure di riprendersi la sua storica spiaggia gay. Anche il Frau Marlene è stato recentemente riaperto sotto una nuova gestione, dopo una lunga chiusura.

Piccoli segnali, ma ben poco in confronto a ciò che per quasi un ventennio fu questo paesino, capitale italiana del turismo LGBT. Degli anni ruggenti in cui poteva competere con Mykonos, prima che fossero di moda Gallipoli, Noto i famosi Village di Roma e Padova.

Quella di Torre del Lago è una storia tipicamente italiana: di occasioni perse, di ascesa e declino, di burocrazia e carte bollate, di una società sommersa che lotta per venir fuori e di un’altra che è meno tollerante di quanto gli piaccia ammettere. Una vicenda di estremi, di estremisti, di battaglie e di combattenti, che ci insegna come nessuna conquista sia definitiva e tutto possa tornare indietro. Ma che mostra anche quanta energia abbia l’entusiasmo di chi sgomita per conquistarsi uno spazio.

Locale in vendita sulla Marina di Torre del Lago
Locale in vendita sulla Marina di Torre del Lago

Nel 2016 il governo USA dichiarò monumento nazionale lo storico Stonewall Inn, celebre locale newyorkese dove nel 1969 iniziarono i moti del movimento di liberazione omosessuale. Forse dovremmo prendere esempio e valorizzare la memoria di quello che oggi è un placido paesino alla ricerca di una nuova vocazione, ma che solo pochi anni fa è stato l’epicentro del movimento LGBT italiano. E questo, indipendentemente da come la si pensi, volenti o nolenti è parte della storia e dell’identità del nostro territorio.

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Gabriele Levantini nasce a Viareggio il 10 aprile 1985. Chimico per lavoro e scrittore per passione, dal 2017 gestisce il sito Il Giardino Sulla Spiaggia. Seguimi sul mio blog: https://ilgiardinosullaspiaggia.com/
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