Ponte di Sant'Ansano

Il viaggiatore che da Lucca va verso la Garfagnana o Bagni di Lucca percorrendo la via del Brennero, dove un tempo correva il tram, si trova a un certo a punto “alle gallerie”.

Qui una deviazione sulla sinistra lo conduce al paese di Ponte a Moriano, un insieme di piccole frazioni che costituiscono un sobborgo rurale relativamente vasto e poco popolato, al confine settentrionale del comune di Lucca.

Le testimonianze storiche di questo angolo di mondo sono davvero molto antiche. In una pergamena del 24 gennaio 844 in cui due fratelli abitanti “in loco Sexto” offrono alla chiesa fondata dai loro genitori una casa con vigna “posta al ponte presso il rivo Fisona”. Si tratta dell’odierna frazione di Sesto di Moriano, famosa per lo storico ristorante Antica Locanda di Sesto, che pare risalire al 1368.

Il paese, adagiato sul parco fluviale, è un’oasi di quiete e offre qualche testimonianza storica del suo lungo passato, a cominciare dalla chiesa di Sesto, citata nell’antica pergamena e quella di San Gimignano.

Ma il monumento che più degli altri colpisce il viaggiatore è il maestoso ponte di Sant’Ansano. È da esso che il paese trae il suo nome: non è “un” ponte, ma è “il” ponte di Ponte a Moriano. Al lato destro, quello della Borgata, si trova il bar Céndora (ex bar Melody), che nel film Amici Miei Atto III è stato La Casa squillo delle sorelle Cavaciocchi, mentre sulla riva sinistra c’è la piazza del paese con il Teatro Nieri, costruito nel 1930 e poco più avanti lo storico ristorante Erasmo, che sfama i buongustai lucchesi dal 1760.

Ponte di Sant'Ansano

Questo grande ponte in pietra e mattoni ha oltre novecento anni, essendo citato in una pergamena del 17 febbraio 1115 conservata nel Fondo Diplomatico dell’Archivio Storico Diocesano di Lucca. La struttura originale in legno fu sostituita con una più robusta ad opera di Paolo Guinigi nel 1403 e poi col grande ponte realizzato degli architetti lucchesi Matteo e Vincenzo Civitali nel 1580.

Il fiume Serchio ha un carattere un po’ bizzoso, come ci dicono le numerose targhe che segnano i livelli di numerose piene qua e là nel paese, ma il ponte dei Civitali era talmente ben fatto che resistette per oltre quattro secoli a innumerevoli eventi alluvionali compreso quello imponente del 1812. Eppure il 25 ottobre 1819, il fiume riuscì finalmente a demolirlo. Una lapide indica il punto spaventosamente alto che raggiunsero le acque: 40,5 m.s.m. Si trattò della seconda piena più potente di cui si ha memoria nella valle del Serchio, immediatamente dopo quella del 2 ottobre 1836 (il cui livello fu tra 40,61 e 43,10 m.s.m.).

Pochi anni dopo, con decreto Granducale del 29 settembre 1828 fu approvato un nuovo progetto dell’ingegnere Giacomo Marracci e dell’architetto Giovanni Lazzarini per la ricostruzione dell’infrastruttura, che nel 1832 era nuovamente in piedi.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, il ponte fu seriamente danneggiato, ma non completamente demolito. Ancora oggi nella bella stagione, quando le acque sottostanti sono placide e trasparenti, le rovine delle strutture abbattute dalla furia dell’uomo sono ben visibili alla sua base.

La guerra risparmiò la statue della Madonna e di Sant’Ansano che guardano il fiume dai lati del Golgota sormontato da una croce di ferro fin dal 1833, grazie al fatto che furono smontate e portate nella chiesa di San Gimignano. Ma nonostante questo, quelle che ammiriamo oggi sono in realtà due copie del 1990, perché laddove non riuscirono né il fiume né le bombe, arrivò purtroppo il vandalismo. Già nel 1910 ignoti frantumarono le braccia delle statue; nel 1979 fu staccata la testa di S. Ansano e addirittura nel 1985 fu rimossa l’intera statua della Madonna ad eccezione di un piede.

Ponte di Sant'Ansano

Il ponte è per me un luogo davvero bello: dalla sua sommità si gode un panorama impareggiabile, soprattutto al crepuscolo. Nella banchina sotto le sua alte volte, il tempo sembra scorrere lentamente come le acque del fiume. Guardarlo la mattina nell’alba rosata dalla mia finestra è una visione che mi rende felice. Mi dà una sensazione di pace e di relax.

Forse non sarà uno dei monumenti più prestigiosi della nostra bellissima terra, ma è uno di quei tanti, piccoli gioielli che i nostri avi ci donarono e che spesso non sappiamo apprezzare abbastanza.

The following two tabs change content below.
Avatar
Gabriele Levantini nasce a Viareggio il 10 aprile 1985. Chimico per lavoro e scrittore per passione, dal 2017 gestisce il sito Il Giardino Sulla Spiaggia. Seguimi sul mio blog: https://ilgiardinosullaspiaggia.com/
Ti è piaciuto questo contenuto? Condividilo con tutti!

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>